ITALIAN MOUNTAINS

VALEILLE

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23 agosto 2014

Il vallone di Valeille è uno dei valloni che si dipartono a pettine dal lato meridionale della valle di Cogne, all'interno del Parco Nazionale del Gran Paradiso.
E' uno dei più frequentati, anche se non raggiunge ovviamente l'affollamento della vicina Valnontey, forse perché inizia alla periferia dell'abitato di Lillaz, forse anche perché a quota 2920 metri è situato il bivacco Malvezzi-Antoldi, una struttura piuttosto capiente.
Non nascondo che non è uno dei miei ambienti montani preferiti, e sicuramente fra i tanti valloni del Gran Paradiso è uno di quelli che frequento di meno. Resta comunque una escursione da fare almeno una volta, sopratutto per la presenza delle celebri cime dei tre "apostoli", con la possibilità di interessanti fuorisentiero nei loro pressi.


Lasciata l'auto nel comodo parcheggio di Lillaz (quota 1615 metri), si percorre un breve tratto su alfalto fino a raggiungere la spianata del campeggio, e si segue la poderale sterrata che inizia a fianco del campeggio fino a superare il torrente su un ampio ponte. Qui inizia la mulattiera (a tratti coincidente con la strada reale di Re Vittorio, qui molto decaduta), che per alcuni chilometri sale con pendenze dolci e senza alcuna difficoltà, fino a superare (quota 1900) il bivio con il sentiero per il colle dell'Arolla (che scende a sinistra verso il torrente).
Si prosegue dritto e dopo un tratto non lungo si incontra la prima delle molte frane che caratterizzano questo tratto del percorso, rendendolo francamente piuttosto irritante.

Lo definisco irritante perché, pur essendo la traccia ben evidente grazie a numerosi bolli di vernice gialla, si viene sballotatti su e giù per pietroni senza vedere un minimo intervento di mano umana, che non sia appunto lo sforzo di dare una pennellata di giallo. Da montanaro, non posso scordare che le genti di montagna si sono sempre fatte vanto di curare i sentieri, e da piemontese sono il primo ad ammettere che i valdostani denotano molto spesso un amore immutato per le loro valli. Questo non traspare nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, che a causa di una scellerata politica di malinteso "ritorno alla wilderness" ha semplicemente abbandonato i valloni a loro stessi. Questo sentiero, un tempo una delle principali vie di comunicazione tra la valle di Cogne e la valle dell'Orco, attraverso i ghiacciai ora quasi scomparsi che contornavano le grandi cime del Gran San Pietro, Ondezena e Cime di Valeille, ne è un esempio eclatante. Sono decenni che le frane sempre più numerose ostruiscono il sentiero, e nulla viene fatto (da chi di "dovere") se non camminarci sopra con un barattolo di vernice in mano. Uno schifo, non voglio usare termini più leggeri. E una mancanza di rispetto per le tante generazioni che ci hanno preceduti, e che un simile scempio mai l'avrebbero tollerato.

Detto questo, e passate con irritazione le svariate e spesso grandi frane saltabeccando inutilmente su e giù per le rocce (tra l'altro i bolli di vernice avrebbero potuto tracciare assai meglio ...), si raggiunge l'estremità del fondovalle, e il sentiero inizia a salire in maniera molto consistente, dapprima a tornantini, poi seguendo una crestina, pressoché dritto per dritto. Un'altra prova di quanto non si dovrebbe fare.
Ma forse io sono un ingenuo montanaro, sono pochi i posti dove vedo un così alto numero di guide professioniste "aprire la strada" a gruppi di escursionisti: se il sentiero fosse tracciato a dovere, non avrebbero bisogno di loro ...

Giunti a quota 2600 circa, proprio di fronte alla Torre di Sant'Orso (uno dei tre "apostoli", le torri di Sant'Orso, San Pietro, e San'Andrea), il sentiero raggiunge un piccolo pianoro, con sulla sinistra delle belle cascate formate dall'acqua di fusione (mai termine fu più appropriato) del ghiacciaio di Valeille; il sentiero per il bivacco Malvezzi prosegue risalendo dapprima la morena sottostante il ghiacciaio di Valeille, ora ridotto a pochi resti, per poi proseguire nella conca su pendenze più agevoli.

Una bella, seppur per nulla agevole, deviazione fuori sentiero consente da questo punto di raggiungere la base (quota 3000 circa) della Torre di Sant'Orso, cosa che ho appunto fatto in questa occasione, godendomi finalmente l'agognato silenzio delle alte quote, e lontano dalla presenza delle greggi che, opportunamente guidate dai sunnominati, rantolavano sul sentiero per il bivacco.
Peccato, perché il vallone ha una sua grandiosità,

ma lo stato di abbandono (per pietà umana ho evitato di citare le rovine dell'alpe di Valeille, del resto le rovine dei grandi alpeggi costellano come le lapidi di un cimitero la maggior parte del Parco ...) la sminuisce.

Visto che questo post è dedicato a uno sfogo rivolto all'idiozia umana (ben pagata ...), concludo scrivendo (verba volant, scripta manent) che la politica di "ritorno alla wilderness" perseguita da tempo nel PNGP ha portato a una vera e propria migrazione dei grandi ungulati (sopratutto stambecchi) dalle valli del parco semi-abbandonate, o abbandonate del tutto, dai margari, verso le valli vicine, dove gli alpeggi sono utilizzati e curati, e gli animali (selvatici, ma non per questo stupidi) trovano erba tenera invece di stoppie incolte; ad esempio nella Valli di Lanzo, non lontano da dove vivo, incontro gruppi di stambecchi anche di oltre trenta individui, belli e ben pasciuti, quando nel Parco oramai è diventato difficile (con rare eccezioni) incontrare gruppi di anche solo pochi individui. Ma naturalmente i periodici conteggi negano questa evidente realtà, del resto se chi se la canta è lo stesso che se la suona ...

Amen.

Dislivello 1500 metri circa, compresi i saliscendi
Difficoltà EE- per il bivacco, EE+ con il descritto fuorisentiero
Note: Vedi sopra; direi che bastano, inutile infierire, tanto nulla cambierà


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