ITALIAN MOUNTAINS

UMBRIAS

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17 agosto 2015

La valle di Umbrias è uno dei luoghi più nascosti, suggestivi e meno frequentati del Parco Nazionale del Gran Paradiso.
E' anche una delle porte di accesso al bellissimo Lago Gelato, il più grande lago naturale del parco, posto in una conca selvaggia e solitaria sotto le cime del Gialin e del Moncimour. Tuttavia raggiungere il Lago Gelato non è impresa agevole, sia per la lunghezza dei percorsi, sia per le intrinseche difficoltà del cammino, sia sopratutto per le condizioni atmosferiche estremamente mutevoli e spesso disagevoli della zona.

In questo 17 agosto avevo in effetti più di una mezza idea di arrivare fino al lago, ma sono stato respinto a un tiro di schioppo dal Passo del Lago Gelato (che è posto a 2950 metri di quota circa, alto sopra il lago), quando stavo affrontando l'ultimo tratto della pietraia, da un improvviso e vistoso peggioramento delle condizioni atmosferiche. Ne parlerò più avanti.

Per quanto riguarda la prima parte del percorso, fino all'alpe Vasinetto, fate riferimento al post Ciardonei.
Superata l'alpe Vasinetto, si arriva al bivio con il sentiero per il bivacco Revelli-Viano, nel Ciardonei. Il bivio non è affatto ben segnalato, una unica indicazione attaccata ad un pietrone. In ogni caso seguite il sentiero sulla sinistra, dapprima poco visibile, poi sempre meglio tracciato, che sale il "gradino" di circa 200 metri di dislivello che separa l'altopiano di Vasinetto dalla valle Umbrias.



Superato questo strappo, abbastanza ben segnalato e meno complesso di quanto appaia guardando dal basso, si giunge all'ampio imbocco della valle "sospesa", a quota 2200 circa: un distesa selvaggia e incontaminata di prati, marcite, ruscelli, intervallati da grandi massi e da laghetti limpidi come uno specchio. Una vera gemma nascosta delle Alpi.

Il sentiero, abbastanza ben segnalato, percorre dolci saliscendi seguendo il semicerchio della valle; ci sono tra l'altro due suggestivi passaggi tra enormi massi, che testimoniano la cura con cui i margari che salivano in passato nella valle preparavano il passaggio per raggiungere gli alpeggi (oggi diroccati) e i pascoli più alti.



La valle è molto ricca di acque, che scendono dapprima dalle alte cime che contornano la valle, per poi formare laghetti e marcite, e infine le suggestive cascate a fianco del monte Colombino, ben visibili dalla piana di Vasinetto.

A mio avviso già il raggiungere la valle, e percorrerla senza fretta scoprendone i tesori nascosti che appaiono dietro ogni svolta del sentiero, costituisce una meta ampiamente sufficiente: se poi non ci si accontenta, si può tentare (verbo non casuale) la salita al Passo del Lago Gelato.

In questo 17 di agosto, pur partito da Forzo in condizioni di pieno sole, c'erano fin da subito segnali che facevano pensare a difficoltà impreviste per raggiungere il passo.
Innanzitutto, al mattino le cime più alte, e lo stesso passo, erano coperti da uno strato di neve caduta durante la notte. Agosto o non agosto. Tuttavia la temperatura non bassa faceva pensare al suo possibile scoglimento durante la mattinata, cosa che è avvenuta.
Giunto all'altopiano di Vasinetto, tuttavia, le prime nuvole cominciavano a formarsi sulle cime della valle, facendo presagire un pomeriggio "interessante".
Percorsa tutta la valle di Umbrias, il sentiero smette di essere segnalato, e sostanzialmente si perde nella pietraia rada. Ci sono qua e là alcuni ometti di pietra, non molto visibili, ma se volete salire senza troppi problemi l'arduo pendio il mio consiglio è di percorrere la crestina che corre parallela al torrente, a circa 50-100 metri di distanza dalla sponda destra. Troverete tracce di passaggio e qualche brevissimo tratto si sentiero, qua e là.
Terminata la faticosa ma non pericolosa ascesa del pendio, si giunge a un pianoro, e qui si svolta a sinistra dirigendosi verso la grande pietraia, superando un piccolo ruscello.

Da qui in poi, fino al passo del Lago Gelato, è tutta pietraia, ma la prima parte, costituita da massi di grandi dimensioni, è assai ben segnalata da ometti, che sono stati posti in maniera tale da segnare, tra parecchie svolte, il passaggio più agevole. E in effetti consentono di salire senza difficoltà, arrivando fino ai piedi del passo, dove sostanzialmente ogni traccia utile si perde.


Da qui in poi si sale tenendo d'occhio il passo, ben visibile verso ovest/sud-ovest. Il mio parere è che il passaggio migliore sia sul lato destro della pietraia terminale, assai ripida, per poi spostarsi gradualmente verso il centro avvicinandosi al passo. Ma credo che a ognuno convenga scegliere il percorso che gli sembra più adatto. Sparsi nella pietraia ci sono alcuni rari ometti, posti evidentemente da persone diverse in tempi diversi, persone che hanno scelto percorsi diversi. Non credo che seguirli agevoli molto, anzi.
Dal colle, la discesa verso il Lago Gelato è piuttosto breve.

In questo giorno infausto (se fossi superstizioso direi che scegliere un giorno 17 non è stata una grande idea), arrivato a circa metà del tratto terminale di pietraia, sono stato raggiunto contemporaneamente, nel giro di 5 minuti, dal nebbione che saliva dalla valle, e dalle nuvole nere e minacciose che scendevano dalle cime più alte.
Breve (molto breve) sosta per riflettere e per bere un sorso d'acqua, e poi giù, prima di essere stritolato dalle due sciagure incombenti.
La presenza degli ometti ben posizionati mi ha consentito di percorrere la pietraia, pur nella nebbia fitta, senza particolari disagi. Superata la pietraia, il grande pendio coperto di erba e rododendri, con rocce sparse, era sgombro da nebbia, e ho potuto scendere senza difficoltà fino a ritrovare, a fondovalle, il sentiero segnalato.
Bene, scampato pericolo, direte voi: percorso il fondovalle, con tanto di comoda sosta merendoira, sono cominciate le prime gocce di pioggia. Nel lungo tratto di discesa dall'alpe Vasinetto a Forzo sono stato colpito da tre (3!) grandinate: il mio provvidenziale ombrellino che porto sempre nello zaino ha resistito eroicamente fin quasi al termine della terza, per poi collassare.

La montagna nasconde gemme meravigliose, ma le protegge gelosamente.

Dislivello 1900 metri, compresi i saliscendi; 2200 circa se si raggiunge il Lago Gelato.
Difficoltà EE+
Note: Si tratta di una camminata assai lunga, con ampio dislivello: ho impiegato 9 ore e mezza (pur con molte soste "fotografiche" e alcune soste ""meditative"") senza neppure raggiungere il Lago Gelato. Calcolare un'altra oretta (tra andata e ritorno) per raggiungerlo.


Mappa satellitare attiva della valle di Umbrias e del Lago Gelato


Vista panoramica della valle Umbrias, più o meno da metà della valle stessa
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