
PASSO DELLE MANGIOIRE
4 agosto 2014
Il percorso descritto in questo post è un percorso ad anello, piuttosto lungo e con un consistente dislivello. Come avrete occasione di leggere nel post, la varietà di passaggi può comportare degli imprevisti: accertarsi di avere nello zaino una dotazione sufficiente.
Si lascia l'auto a Pian della Mussa, nel parcheggio di fronte al ristorante Bricco a metà del piano (quota 1770 circa.)
Attraversato il torrente sulla sinistra, si procede fino a villa XXXXX: da qui inizia il sentiero che porta al Passo delle Mangioire.
Dopo un primo tratto piuttosto ripido, all'interno del bosco di larici, si giunge a Pian Saulera, uno dei punti più belli del percorso, con splendida vista sia sulla Ciamarella che sulla Bessanese.
Superata l'alpe Saulera, si riprende a salire in un bosco rado di cespugli, fino a raggiungere un primo ripiano erboso, grande e sugegstivo, e dopo un altro tratto di salita, un secondo ripiano un po' più piccolo, proprio sotto le cime.
Da questo secondo ripiano inizia l'ascesa finale al passo delle Mangioire, su un sentierino abbastanza striminzito che percorre il lato destro di un canalone detritico, spesso occupato da un nevaio sul lato sinistro anche nei mesi estivi: splendida la vista sull'Uia di Mondrone, proprio di fronte.
Dopo un tratto in mezzo alle rocce, comunque ben tracciato, si arriva al passo (quota 2770).
Sull'altro lato del passo il terreno è totalmente diverso: il sentiero scende dapprima dolcemente, per poi percorrere un ampio saliscendi in quota fino a raggiungere il lago Bessanetto: bellissima dal laghetto la vista del lago della Rossa, con la sua diga, sormontato dalle cime della Rossa e dell'Ouille d'Arbéron.
Percorsa a semicerchio l'intera conca, spostandosi dal lato est al lato ovest, si scende ai Ripiani, il lungo altopiano posto circa a quota 2400 metri; si incontra la strada realizzata dall'ENEL, la si percorre per un tratto in direzione sud fino a incontrare il sentiero che sale al lago della Rossa e al vicino bivacco San Camillo (volendo accorciare il percorso e il dislivello, prima di scendere ai Ripiani si incontra un ripido canalino che sale direttamente al bivacco San Camillo: da scegliere solo se si ha fretta)
Il sentiero che sale alla diga è ben tracciato, essendo assai frequentato, e mantiene pendenze mai troppo impegnative.
Giunti alla diga, la si percorre verso destra, raggiungendo il bivacco San Camillo (quota 2735). Per coloro che non se la sentono di percorrere in giornata l'intero anello, può essere una valida alternativa.
Lasciato il bivacco, si prosegue in mezzo alle rocce seguendo i segnali rossi, fino a riprendere la salita verso il Collarin d'Arnàs: in questo tratto ci sono alcuni semplici passaggi su roccia generalmente bagnata, e si può incontrare anche in piena estate qualche nevaio, spesso con neve marcia e profonda vista l'esposizione a sud.
Giunti sull'altipiano a quota 2830, se escludiamo le estati particolarmente calde si incontra un grande nevaio che copre gran parte dell'altipiano, fino al laghetto posto sulla sinistra leggermente più in basso. Tenersi alti percorrendo il nevaio a metà circa, fino a raggiungere il Collarin.
Appena girato verso sinistra, superato il Collarin d'Arnas, si possono avere delle sorprese; fino ad alcuni anni fa, la conca posta sotto il Collarin era occupata da un piccolo ghiacciaio, poi sciolto. Tuttavia in estati fredde, come quella del 2014, vista l'esposizione totalmente a nord e l'ombra del costone, il nevaio non solo non si scioglie, ma rimane gelato per tutta l'estate: non si può più chiamarlo ghiacciaio, non essendo perenne, ma all'atto pratico lo è.
Il sentiero che scende dal Collarin percorre il costone sulla sinistra, con alcune corde fisse. Purtroppo in questa estate 2014 il ghiaccio era alto oltre due metri, e la corda risultava seppellita in ampi tratti, e negli altri posta nel piccolo crepaccio formatosi tra la parete e il ghiaccio, più in basso del bordo del ghiaccio. Vista la pendenza del nevaio, le possibilità erano due: o percorrere la crestina, larga una quindicina di cm, aiutandosi con un pezzo di corda assicurato ai tratti visibili di corda fissa; oppure, avendo a disposizione una doppia corda da 60 metri, scendere lungo il pendio gelato. In questa occasione scelsi la prima soluzione, sia perchè non avevo una doppia da 60 m, sia perché ero accompagnato da Ariel, che non potevo dotare di ramponi ... mentre per lui i 15 cm della crestina erano un fantastico e ampio campo da gioco, da percorrere avanti e indietro ... e poi dicono che le quattro ruote motrici non servono!
In estati meno fredde, la corda fissa è utilizzabile, e si scende senza particolari problemi.
Scesi dal Collarin, si prende il sentiero che arriva dal rifugio Gastaldi, percorrendo vari tratti di pietraia fino a raggiungere il torrente (quota 2500 circa).
Se non si desidera guadare il torrente, si può costeggiarlo tenendosi vicini alla riva sinistra, e percorrendo un semicerchio fino a incontrare nuovamente il sentiero.
Risaliti fino al Gastaldi, si scende direttamente al Pian della Mussa.
Difficoltà EE
NOTE: Nei mesi estivi a Pian Saulera pascola un consistente gruppo di mucche e tori allo stato brado e incustoditi: se si è accompagnati da un cane, tenerlo al guinzaglio in questo tratto.
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