ITALIAN MOUNTAINS

ORATORIO DI CUNEY

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19 ottobre 2014

L'escursione che descrivo in questo post a mio avviso è una delle più belle dell'intera Valle d'Aosta, per la straordinaria suggestione dei paesaggi che si incontrano, la meravigliosa varietà di colori dell'autunno, i luoghi quasi fiabeschi che qua e là si attraversano.
Le cose belle, come si sa, non sono mai facili: qui la difficoltà non è rappresentata dal percorso, che anzi non presenta alcuna particolare asperità, ma dalla presenza invasiva e aggressiva dei cacciatori, sia durante il periodo dell'apertura della caccia sia anche in situazione di bracconaggio.
In questi luoghi meravigliosi ho avuto due delle disavventure più sgradevoli che mi siano capitate con i cacciatori, ma del resto ci si possono forse attendere cose gradevoli da questi trogloditi?



Se si è psicologicamente predisposti a questi possibili brutti incontri, il periodo autunnale è sicuramente il migliore per apprezzare in pieno questi luoghi, e nonostante tutto mi sento di raccomandarlo: si attraversa uno dei più bei boschi di larici secolari che si incontrino nelle alpi occidentali, e quando i loro aghi diventano color zafferano lo spettacolo è mozzafiato.
Da Nus si prende la bella strada per Saint Barthélemy, fino a raggiungere dopo una quindicina di chilometri il borgo principale, Lignan; si prosegue quindi, sempre su una bella strada panoramica, fino al grande parcheggio di Porliod (quota 1860 circa).


Parcheggiata l'auto, si prende la stradina per L'Arset Damon che in inverno costituisce parte del tracciato della pista da fondo, e si sale dolcemente fino al bivio: si trascura la strada di sinistra, che porta a Tza Fontaney (dove si transiterà al ritorno) e si prosegue a destra, in direzione dell'alpe Chavalary, attraversando il bosco di larici.
A Chavalary la stradina poderale svolta nettamente verso nord-est, e ci si inoltra gradatamente nel grande bosco di larici secolari di cui parlavo prima.

All'incirca a quota 2250 si raggiunge un meraviglioso altipiano, ai piedi del Monte Morion: è uno dei punti più belli del percorso, con un panorama mozzafiato e sopratutto alcuni dei più bei boschetti di larici che si possano incontrare. Un luogo di grande suggestione in tutte la stagioni, in autunno per i suoi colori, in inverno per i suoi immensi campi di neve immacolata.

Proseguendo sulla poderale, dopo alcuni saliscendi si riprende a salire girando attorno al Monte Morion in senso orario, fino a svoltare nettamente verso ovest a quota 2300 circa. Qui il panorama cambia, si cominciano a vedere i monti del vallone di Cuney e, in basso, il vallone che sale alla Finestra di Tsan e al Lago Luseney.
Dopo circa un chilometro, si raggiunge un altro piccolo altipiano: è un'altro dei punti più belli dell'anello, con una vista spettacolare sui monti della valle, dalla Cima Bianca a destra al Monte Pisonet a sinistra, passando per le tre cime della Becca di Arbiére, con dietro le spalle la mole incombente della Becca di Luseney, alla Becca di Montagnaya, alla bellissima Becca del Merlo ai cui piedi terminerà oggi l'ascesa.
Dopo poche centinaia di metri si incontra il segnavia del sentiero che sale all'Oratorio di Cuney e al vicino e omonimo rifugio: qui si lascia la poderale, per poi riattraversarla più in alto e proseguire fino alla palina che segnala un bivio: a sinistra il vicino Colle Salvé, dritto per il colle di Chaleby, a destra per Cuney.
Dopo un lungo traverso, abbastanza esposto ma non pericoloso, si riprende a salire in maniera ora più decisa, e si giunge dapprima ai piccoli e bellissimi laghetti che precedono l'Oratorio, e poi all'Oratorio di Cuney (quota 2652, il santuario Mariano più alto d'Europa) e al vicino rifugio, ovviamente chiuso in autunno.

Proseguendo in direzione della Becca del Merlo, si raggiunge abbastanza rapidamente il pianoro (comba di Cuney) sottostante la parete, circondato dagli sfasciumi e che ospita anche il piccolo lago dell'Hermite; leggermente più in alto (quota 2750) sulla sinistra si trova il lago di Pisonet, sotto l'omonima cima. Poco prima di raggiungere il pianoro si transita in quello che forse è il punto panoramico più bello dell'intero percorso: credo che le immagini della gallery siano sufficienti a darne un'idea.

Ridiscesi al rifugio e ripercorso il traverso lungo la spalla della Becca di Fontaney, giunti alla palina segnaletica stavolta si prosegue dritto per il Col Salvè, altro bellissimo punto panoramico, per poi scendere alla Tsa Fontaney, attraversare l'altipiano sottostante e, ripresa la poderale per qualche centinaio di metri, imboccare poi il sentiero che scende ripido in mezzo al bosco fino a L'Arset Damon: pochi minuti e si è all'auto.

Dislivello 1100 metri, compresi i (pochi) saliscendi
Difficoltà E
NOTE: il percorso è bellissimo anche in inverno, ma diventa assai pericoloso superata la svolta della poderale a quota 2300: le pendici nord del Morion sono molto slavinose, per non parlare dei pericoli che nasconde il traverso sotto la cima della Becca di Fontaney; altro tratto slavinoso il versante destro (scendendo) sottostante il Col Salvé; in inverno classificherei il percorso come EE, con raccomandazione di percorrere la seconda parte solo su neve assestata. Indispensabili sia le racchette che i ramponcini (questo sito non tratta di scialpinismo).
Bellissima passeggiata su ciaspole, senza pericoli, l'escursione seguendo il tracciato della poderale fino a quota 2300. Troppo battuta, invece, la pista per Tza Fontaney, una noiosa autostrada su neve che personalmente evito anche scendendo dal Col Salvè, dove cerco in sostituzione bei passaggi non battuti nel lariceto. A ognuno i suoi gusti ...

Mappa satellitare attiva del vallone di Cuney


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